 |
|
| Galleria Faleria -
Roma - Febbraio 2006 |
| |
| |
GOFFREDO GODI |
|
| |
|
L'ALFABETO DEL PAESAGGIO
| |
|
| |
Procida: Tetto sul mare - 60x40
- 2004 |
Non ci si deve fermare all'apparenza iconografica
del paesaggio, per Goffredo Godi. In tempi di arte e arti digitali,
installazioni ormai vetuste e arti performative che canalizzano masse
di persone in un'unica opera, Goffredo Godi è uno dei pochi che ancora
si mette davanti al cavalletto e davanti alla tela, e dialoga con
gli elementi del paesaggio alla pari, in uno scambio che è anche a
volte scontro, e tuttavia sempre costruttivo di nuove forme. Le 'masse'
che egli muove sono infatti la moltitudine dei segni, distribuiti
e calibrati secondo un ordine che il pittore sceglie e trova nel paesaggio.
Segni stilizzati dove colore, odore, luce, significato, parola e pensiero,
sintetizzati da ciò che egli vede, vibrano vitali, animando, di segno
in segno, il ritmo spezzato della composizione, attraversata da lunghe
linee prospettiche o incredibili curvature del primo piano.
|
| |
|
|
| Stelle di Natale - 60x40 - 2004 |
|
In ascolto, dunque, come davanti a un'orchestra, Godi sente e riporta
suoni visivi in pittura, restituendoci quel piacere che egli stesso
prova a contatto con la natura e nel dipingerne le misteriose armonie.
Composizione ed equilibrio formale, quindi, servono all'autore «per
dire che la natura esiste e dà sensazioni belle», dimostrando altresì
che tramite la ricerca e il processo creativo anche il tradizionale
'brutto' può diventare 'bello'.
Chissà cosa intende Godi per «bello», se non forse una realtà fruibile
dall'animo in quanto costruita con una struttura lirica e formale
in grado di cantare quel messaggio da lui intuitivamente colto e sintonizzato
sulla propria interiore armonia. |
| |
|
|
| Cap-d'Antibes - 60x40 - 2005 |
|
Nel domestico, quotidiano, metodico e appassionato confronto con il
proprio lavoro, infatti, il pittore spalanca in realtà una grande
finestra tra noi e il mondo, una finestra aperta grazie alla sua serena
e felice disposizione d'animo, e nell'affrontare da solo, con caparbia
tenacia, i problemi intrinseci alla resa pittorica, alla resa di forme,
atmosfere e incastri generati visti e scelti nel paesaggio stesso.
Un paesaggio che per lui è una melodia suonata sulle onde del vento,
sul calore del sole, sui rumori attutiti e lontani che gli pervengono
mentre dipinge Antibes, Procida, Tor Vaianica - luogo delle annuali
vacanze estive. Godi è un innamorato del paesaggio, fiaba continua
narrata di quadro in quadro, dalle tele emblematicamente quasi sempre
delle medesime proporzioni,1 dove si fondono racconto visivo e sintesi
formale.
| |
| |
|
| |
Antibes: Castello Grimaldi -
60x40 - 2005 |
Ed è proprio la rappresentazione di quella musica interiore,
di un'eco emotiva ormai raffinata nei colori e nella luce, in parallelo
e al di là della riconoscibilità della figurazione, che emerge il
doppio livello di lettura2 delle opere: le sue si potrebbero definire
anche «paesaggi della memoria», dove memoria tuttavia sta per altra
vita, quella del quadro e del pensiero dell'autore, sorprendentemente
colta e rivelata all'improvviso intravedendo in scorcio la superficie
della tela, compattata nei colori e nei segni e mossa da una nuova,
inusitata coerenza formale tra particolare e insieme.
|
| |
|
|
| Cagnes sur mer - 60x40 - 2005 |
|
È allora la luce il cardine primario della ricerca dell'autore. Medium
emotivo ed espressivo, è una luce calda, morbida, seppure bianca,
attraverso la quale egli coglie la delicatezza di sfumature cromatiche,
quasi calcinate nelle stesure eppure brillanti ad olio. Nel mutare
della luce - Godi dipinge quasi sempre dal vero - cambiano le tonalità
riportate sul quadro. Perciò fin dai precoci inizi - comincia a dipingere
a tredici anni - parte intuitivamente dall'approccio impressionista
e cézanniano di visione e acquisizione della realtà, utilizzando l'impressione
retinica della luce per determinare macchie e colori. Eppure, mentre
per gli Impressionisti la figura si ricompone dalle taches, per Godi
invece si assiste ad un necessario, ulteriore scatto in avanti, in
quanto con l'impressione cromatico-luminosa e le forme riassunte dal
paesaggio secondo il processo di astrazione sperimentato con il Futurismo,
con Emilio Notte e poi durante gli anni Settanta, egli tende in realtà
a 'scrivere' quasi bidimensionalmente sulla tela, restituendoci, pure
sotto l'aspetto fisico della stesura, l'impressione di quel doppio
livello di lettura tra figurazione evocativa e 'scrittura' dipinta.
| |
| |
|
| |
Nizza: La Promenade des Anglais
- 60x40 - 2005 |
Sono segni visuali, spezzati e angolati, non lettere alfabetiche misteriose,
beninteso, privati, al contrario di altri autori e pure dei futuristi,
dell'inclinazione e dello scorcio volumetrico dal quale sono stati
desunti; perciò segni puri. E se inoltre Godi talvolta non scrive
bensì descrive la scena (l'agave sotto la casa in Dune di Tor Vaianica3),
talaltra invece quella scrittura cromatica gli serve scena (l'agave
sotto la casa in Dune di Tor Vaianica3),
talaltra invece quella scrittura cromatica gli serve proprio come
strumento di indagine e scavo nella realtà medesima (Il porto di Nizza),
alla ricerca di quelle recondite linee-guida che parlano alla sua
memoria emotiva e storica, tentando una realtà altra, da lui appunto
interpretata e scoperta. |
| |
|
|
| Torvajanica: Pescherecci -
60x40 - 2005 |
|
È una questione di linguaggio, infine, quella
di Godi, che gli consente di affrontare perciò ogni tema,
dalle marine agli interni con figure, dalle nature morte ai
paesaggi di Roma e dal Foro Romano a Villa Borghese e ai
palazzoni del Tiburtino-Colli Aniene, dove il Nostro vive, e
dove attualmente vive anche chi scrive, confermando per
esperienza diretta l'aurea trasformazione che Godi è in grado
di attuare sul soggetto, trovando e narrando la poesia
dovunque si trovi.
|
|
| |
|
|
| Procida: La Chiaiolella -
60x40 - 2005 |
|
E nel linguaggio inoltre risiede la differenza
con alcuni pittori contemporanei che trattano i medesimi
soggetti, come ad esempio Gaetano Pallozzi, che come Godi
rappresenta scene di vita quotidiana al mare, ma con un
intento sociale e psicologico e un iconismo realista
volutamente esasperato e da rotocalco anni Cinquanta-Sessanta4;
o i paesaggi urbani di Giovanni Arcangeli, metafisici nella
loro attonita nitidezza timbrica, o quelli della più giovane
Alessandra Giovannoni, atmosferici e pastosi tentativi di
approccio con una realtà solamente raccontabile, dove
protagonista rimane solo la materia. Antecedente illustre e
forse più pertinente Carlo Quaglia, poeta del paesaggio romano
eppure, anch'egli, sostanzialmente differente nelle
impostazioni, nella deformazione cioè espressionista della
pennellata e delle stesure.
|
|
| |
|
|
| Procida: Veduta da via Faro
- 60x40 - 2005 |
|
E se insomma per Montale il sensibile Girasole
era impazzito di luce, proprio per la luce si vede Godi
affrettarsi ogni giorno alla postazione di lavoro, accorrendo
come dall'amata, per proseguire quel dialogo d'amorosi sensi,
appunto, che permette a questo «petit maître» (C. Barbieri5)
e - aggiungiamo noi - piccolo poeta, di parlare con serena
fermezza attraverso la forza delle forme e dei colori, quei
colori alla prima istanza apparsi satinati, opachi, velati dal
pulviscolo sospeso nell'aria di giornate assopite o assorte in
un lirico silenzio.
In questi tempi di spasmodiche ricerche di segni arcani che
possano aiutare a trovare il segreto dell'esistenza, nel
disorientamento del nostro tempo, Godi ci dà la sua ricetta,
riportandoci alla quotidiana felicità dell'essere e del fare.
|
|
|
Laura Turco Liveri
|
| |
1 40x40 cm, come anche la cassetta portatile
dell’occorrente per dipingere en plein air è conformata su
questa misura.
2 di cui scrivevo anni fa “[…] non si può entrare,
con gli occhi, dentro quei paesaggi, perché, pur conservando
il soffio fresco del reale, quei paesaggi vivono e brillano
nella mente. […]” (AA.VV., Museo d’arte delle Generazioni
italiane del ‘900 “G. Bargellini”. Catalogo delle collezioni
permanenti. Le acquisizioni 2002-2003, vol. VI, Edizioni Bora,
Bologna, 2003, p. 47).
3 indicativa perché sulla stessa tela coesistono
linee sintetiche e parti descrittive degli elementi del
paesaggio.
4 peraltro di efficace comunicazione, come i tanto
criticati rotocalchi come “Grand Hotel” e “Bolero”,
dimostratisi utili ai fini dello sviluppo sociale (cfr. A.
Bravo, Il fotoromanzo, il Mulino, Bologna, 2003).
5 G. Agnese in C. F. Carli, G. Agnese, Galleria
Serio, Napoli, ottobre 2002, p. 5. |
|
| |
|
|
|
|
| Chiatta a Procida - 60x40 - 2004 |
| |
|
| Torvajanica: Rio Torto - 60x40 - 2004 |
| |
|
| Roma: Terrazza del Pincio - 60x40 - 2005 |
| |
|
| Roma: Piazza del Popolo - 60x40 - 2005 |
| |
|
| Antibes: Fort Carré - 60x40 - 2005 |
| |
|
| Vieux Antibes - 60x40 - 2005 |
| |
|
| Il Porto di Nizza - 60x40 - 2005 |
| |
|
| Mentone: Il Porto - 60x40 - 2005 |
| |
|
| Torvajanica: Agavi - 60x40 - 2005 |
| |
|
| Dune di Torvajanica - 60x40 - 2005 |
| |
|
| Procida: Punta del Pioppeto - 60x40 - 2005 |
| |
|
| Procida: Punta dei Monaci - 60x40 - 2005 |
| |
|